Rimborso addizionale provinciale delle accise: la parola alla Consulta

La Corte Costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’obbligo di ottenere una sentenza civile, passata in giudicato, per conseguire il rimborso dell’addizionale provinciale delle accise sull’energia elettrica. L’eccezione di costituzionalità è stata sollevata dal Collegio Arbitrale di Vicenza lo scorso 14 luglio.

Come noto, è ormai costante l’orientamento della Corte di Cassazione (si segnalano da ultimo le sentenze 5 giugno 2020, n. 10690, 23 ottobre 2019, n. 27099 e 27101) che considera la suddetta addizionale in aperto contrasto con il diritto unionale. Secondo la tesi prevalente, tale tributo non avrebbe dovuto trovare applicazione e tutti i versamenti effettuati a tale titolo nel biennio di vigenza (2010 e 2011) hanno, pertanto, maturato il diritto al rimborso.

Da rilevare, tuttavia, che l’art. 14 del d.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504 (Testo unico delle accise, Tua), prevede, affinché il soggetto inciso dall’imposta ottenga il rimborso, la necessità di una condanna definitiva alla restituzione del soggetto obbligato al pagamento (in questo caso il fornitore di energia).

Per effetto di tale previsione normativa, sebbene l’addizionale provinciale sia ormai pacificamente ritenuta illegittima, il contribuente è comunque obbligato a instaurare un lungo e dispendioso contenzioso civile, al solo fine di ottenere una pronuncia dall’esito scontato, visto quanto statuito dalla Suprema Corte. La disposizione del Tua, pertanto, appare privilegiare la pur necessaria tutela dei conti pubblici rispetto al diritto al rimborso.

Il Collegio Arbitrale di Vicenza, nel devolvere il quesito costituzionale alla Consulta, ha, infatti, evidenziato l’irragionevolezza della norma, dal momento che impone al contribuente oneri giudiziali palesemente incongrui e non proporzionali, in grado anche di condizionare pesantemente le scelte imprenditoriali e di comprimere l’effettivo diritto di difesa.

Il Collegio ha, inoltre, rilevato la violazione della Carta Fondamentale dei diritti dell’Unione europea, con riferimento alla libertà di impresa e al diritto a un giusto processo.

 

Luglio 2021

Stefano Comisi

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