Pace fiscale anche sulle sanzioni doganali (Italia Oggi, novembre 2018)

Con il c.d. Decreto fiscale 2019 (d.l. 119/2018, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 ottobre 2018) il governo prevede la definizione agevolata delle liti pendenti anche se di natura doganale, escludendo, tuttavia, la possibilità di addivenire alla piena chiusura delle controversie in corso. Il decreto, infatti, esclude la possibilità di definire i maggiori dazi accertati da parte dei funzionari dell’Agenzia delle dogane. Analoga restrizione è prevista per l’Iva all’importazione.

Per la prima volta una manovra fiscale volta alla rottamazione delle liti tra contribuenti e amministrazioni fiscali, prevede la possibilità di stralciare integralmente i carichi tributari pendenti con l’Agenzia delle dogane afferenti le sanzioni emesse ai sensi dell’art. 303, del Tuld (Testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale).

La definizione agevolata, tuttavia, prevede il pagamento dei maggiori dazi e dell’Iva all’importazione correlati alle sanzioni irrogate. La ratio, solo in parte condivisibile, risiede nella natura del dazio stesso (ma non dell’Iva all’importazione) di risorsa propria dell’Unione europea, pertanto indisponibile per il fisco italiano. Le c.d. risorse proprie, infatti, sono riscosse dagli stati membri allatto dell’importazione dei beni nel territorio doganale e riversate nelle casse della Comunità europea.

L’Iva all’importazione, che è sempre stata di fatto ricondotta tra tributi doganali (unitamente ai dazi), e riscossa in dogana, ma non appartiene ad un genus differente rispetto a quello dell’Iva interna e, pertanto, non è una risorsa propria della Comunità europea, ma un tributo interno nella disponibilità dello Stato.

Ciò nondimeno, la prassi dell’Agenzia delle dogane è sempre stata orientata ad estendere la valenza di risorsa propria all’Iva all’importazione attribuendoli la qualifica di diritto doganale.

Tale impostazione è ormai definitivamente superata a seguito delle pronunce con cui la Corte di Giustizia europea ha statuito che l’Iva all’importazione – pur essendo liquidata e riscossa con modalità operative analoghe a quelle dei diritti doganali – non rappresenta un dazio doganale, bensì un tributo interno (Corte di Giustizia, 17 luglio 2014, C-272/13).

Per altro, le sanzioni doganali irrogate ai sensi dell’art. 303, del Tuld, dovrebbero rispettare il principio di proporzionalità (espresso in più occasioni anche dalla Corte di Giustizia), in forza del quale le sanzioni non devono eccedere quanto necessario per conseguire gli obiettivi e devono tenere conto della natura e della gravità dell’infrazione commessa. Nella prassi ciò spesso non avviene. Le sanzioni di natura doganale, infatti, rappresentano, quasi sempre, almeno quattro volte l’importo dei maggiori diritti doganali contestati.

Sotto quest’ultimo profilo, il Decreto fiscale si presenta come un interessante opportunità per definire tutti i carichi pendenti relativi alle sanzioni correlate ai maggiori diritti doganali accertati. E invero, l’opportunità di rottamare le sanzioni doganali potrebbe offrire maggior risparmio rispetto alla definizione delle liti con l’Agenzia delle entrate per controversie riguardanti la fiscalità interna che, di fatto, prevede l’irrogazione di sanzioni per importi ben meno gravosi.

Massimo Monosi

 

 

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