Nullo l’avviso di liquidazione in caso di mero rinvio ai controlli d’ufficio

È nullo l’avviso di liquidazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale quando la motivazione dell’atto fa espresso riferimento a “controlli effettuati d’ufficio”, le cui risultanze non sono state allegate né trascritte nell’avviso stesso.
Questo il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione, sez. V, 18 febbraio 2020, n. 4070.

L’art. 7, l. 27 Luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente) sancisce che ciascun atto emanato dall’Amministrazione finanziaria deve provvedere a indicare i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che hanno determinato la decisione.
Tale indicazione è necessaria affinché il contribuente sia posto nelle effettive condizioni di conoscere le ragioni che hanno determinato il provvedimento, in modo da poter valutare l’opportunità di impugnare l’atto impositivo ovvero di prestare acquiescenza.

Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, all’interno dell’avviso di liquidazione d’imposta impugnato l’Agenzia delle entrate si è limitata a operare un semplice riferimento a controlli avvenuti in sede istruttoria, omettendo l’allegazione delle relative risultanze.
Sempre l’art. 7 dello Statuto, infatti, consente la c.d. motivazione per relationem, cioè con diretto riferimento ad altri atti dell’Ufficio impositore, solo se tali atti vengono allegati al provvedimento.

Nel contenzioso instaurato dal contribuente l’Agenzia ha tentato di integrare ex post le ragioni dell’atto impositivo mediante la produzione di una perizia tecnica.  La Cassazione, tuttavia, ha censurato anche tale passaggio, in quanto non è consentito all’Amministrazione finanziaria sopperire in fase processuale al difetto di motivazione del provvedimento impugnato.

Sara Armella

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