Nessun raddoppio dei termini di accertamento se la notizia di reato è tardiva

La Commissione tributaria provinciale di Genova, con sentenza 17 giugno 2016, n. 1389, ha affermato che non è consentito il raddoppio dei termini di accertamento qualora la notitia criminis intervenga oltre il termine ordinario (artt. 43, d.p.r. 600 del 1973 e 57, d.p.r. 633 del 1972). Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate aveva notificato a un contribuente quattro avvisi di accertamento, ben oltre la scadenza del termine di quattro anni previsto dall’art. 57, d.p.r. 633 del 1972. Poiché, tuttavia, in relazione a tale vicenda, era stata trasmessa una notizia di reato alla Procura della Repubblica (sebbene dopo la scadenza dell’ordinario termine di decadenza), l’Amministrazione aveva invocato l’istituto del raddoppio dei termini. I giudici genovesi, nella decisione della controversia, hanno rilevato che la Legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n. 208) non soltanto ha riscritto ex novo la disciplina dei termini di accertamento, ma ha anche espressamente abrogato la controversa regola sul raddoppio dei termini in presenza di violazioni configuranti reato. In relazione a tale istituto, la recente riforma ha peraltro chiarito che “il raddoppio non opera qualora la denuncia da parte dell’Amministrazione finanziaria (…) sia presentata o trasmessa oltre la scadenza ordinaria dei termini di cui al primo periodo“, senza prevedere un’espressa “clausola di salvezza” per i provvedimenti già notificati alla data di entrata in vigore della Legge.

Sara Armella

Lucia Mannarino

Luglio 2016

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