L’accertamento “anticipato” è nullo se giustificato dalla sola decadenza

L’imminente spirare dei termini dell’azione accertatrice non è un motivo di urgenza idoneo a derogare al termine di sessanta giorni che deve trascorrere tra il rilascio del processo verbale di constatazione e la notifica dell’avviso. L’emanazione anticipata dell’atto di accertamento, pertanto, comporta la sua nullità. Tale principio è stato affermato dalla Commissione tributaria regionale Lombardia che, con sentenza 11 novembre 2013, n. 162, ha precisato che la tempistica e le modalità per mezzo delle quali si sviluppano le ispezioni, rientranti nella sfera di discrezionalità e responsabilità dei verificatori, non possono limitare e/o precludere il diritto alla difesa del contribuente. In particolare, i giudici di merito hanno affermato che il fatto che la verifica sia iniziata a ridosso del termine di decadenza del potere di accertamento non può risolversi in danno del contribuente, il quale, ai sensi dell’art. 12, settimo comma, l. 212 del 2000, deve sempre essere messo in condizione di partecipare al contraddittorio con l’Amministrazione. Tale pronuncia si pone in linea con quanto recentemente sostenuto dalle Sezioni Unite della Cassazione, secondo cui l’inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni determina l’illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus, giacché detto termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, che costituisce primaria espressione dei principi costituzionali di collaborazione e buona fede tra Agenzia delle entrate e contribuente.

Sara Armella

Gennaio 2014

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