Le sanzioni doganali devono essere proporzionate alla violazione a pena di illegittimità

Le sanzioni doganali devono essere proporzionate alla gravità della violazione e non eccedere la misura strettamente necessaria ad assicurare il corretto adempimento del dazio. Così si è espressa la Commissione tributaria provinciale di Genova, con la sentenza 4 agosto 2020, n. 319, richiamando la nota Corte di Giustizia Ue del caso Equoland e un proprio recente precedente (11 luglio 2019, sentenza n, 557).

Nel caso esaminato dai giudici tributari genovesi l’Agenzia delle dogane, a fronte di una contestazione di maggiori diritti per circa 12 mila euro ha irrogato una sanzione di 31.103, ossia pari al 253% della pretesa contestata.

In ambito tributario, le sanzioni sono direttamente commisurate al tributo, in una misura percentuale (per esempio il 100% o il 120% dell’imposta evasa), mentre nel settore doganale vige, invece, un sistema c.d. “a scaglioni”. A ciò consegue un quadro particolarmente afflittivo per il contribuente. Un accertamento doganale di euro 5.000 euro, infatti, può dar luogo a una sanzione di 30.000 euro, ai sensi dall’articolo 303 del Testo unico delle leggi doganali (d.p.r. n. 43/1973).

Nonostante la materia sanzionatoria non rientri ancora tra i settori armonizzati a livello unionale, il Codice doganale dell’Unione europea (Reg. UE n. 952/2013) ha, tuttavia, introdotto il principio per cui “le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive” (art. 42, paragrafo 1).

La Commissione genovese, nel caso in oggetto, ha disapplicato le sanzioni irrogate dalle Dogane, in considerazione della prevalenza del principio europeo di proporzionalità e le ha significativamente rideterminate.

In senso conforme, la Corte di Giustizia europea ha recentemente ribadito che, se è vero che gli Stati membri rimangono, in generale, liberi di stabilire la misura delle penalità applicabili in caso d’inosservanza della normativa doganale, essi sono tuttavia tenuti a esercitare la loro competenza nel rispetto del diritto dell’Unione e dei suoi principi generali e, di conseguenza, nel rispetto del principio di proporzionalità (sentenza 4 marzo 2020, causa C-655/18).

 

Settembre 2020

Stefano Comisi

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