L’anno che verrà: il commercio internazionale (Il Secolo XIX, 2 gennaio 2018)

Che bilancio possiamo trarre da questo complicato 2017 e quali prospettive per gli scambi internazionali nel 2018?

Il 2017 si è aperto con l’insediamento di Trump e con un’improvvisa inversione di rotta degli Stati Uniti, che ha determinato un passo indietro in molti accordi sul libero scambio in discussione (tra cui il Ttip con l’Europa) e l’apertura di un negoziato per ridiscutere il Nafta. Il boicottaggio del forum multilaterale del Wto, da parte degli Usa, è alla base dell’insuccesso della Conferenza ministeriale di Buenos Aires del 13 novembre scorso, che non è riuscita a convergere neppure sul testo della dichiarazione finale.

Cina, Europa e le altre potenze economiche mondiali stanno seguendo, però, una direzione diversa.

Il 2018 sarà ancora caratterizzato dal c.d. regionalismo, ossia ad accordi che danno vita a grandi blocchi commerciali, che coinvolgono ampie aree geografiche del mondo: sta prendendo forma l’accordo Tpp, che coinvolge molti Paesi del Pacifico e a cui si sta avvicinando la Cina, che con la “nuova via della seta” estende la sua influenza anche in Occidente.

Il 2017 è stato segnato da accese discussioni sul ruolo dell’Europa e nell’opinione pubblica si discute di uscita dall’euro, o dall’Unione, come soluzioni alla crisi economica.

Da questo punto di vista l’anno appena trascorso, con l’esito del recente negoziato sulla prima fase della Brexit, ha messo a nudo i temi al centro della campagna referendaria. Il risparmio settimanale di 350 milioni di sterline, la hard Brexit, la libertà di negoziare vantaggiosi accordi con Stati Uniti e altri blocchi commerciali si stanno rivelando solo promesse elettorali e gli ultimi sondaggi rivelano che la maggioranza degli inglesi ritiene un errore l’uscita dall’Unione europea.

L’isolazionismo non paga. In un mondo sempre più interconnesso, per vendere all’estero non è più sufficiente produrre oggetti di eccellenza, ma occorre anche aver fatto cadere le barriere ai confini esteri, come l’esempio degli ostacoli innalzati alle frontiere della Russia ha rivelato in tempi recenti.

L’attuale stallo del Wto e del sistema multilaterale ci riporta a rapporti di forza politica ed economica, in cui l’accesso ai mercati esteri è oggetto di negoziazione, in un contesto di reciproci vantaggi tariffari.

L’ombrello dell’Unione europea, che siede al tavolo delle trattative e può confrontarsi con grandi potenze economiche, traendo forza dal rappresentare anche uno dei primi mercati di consumatori del mondo, rafforza la posizione di Stati europei che, da soli, non avrebbero lo stesso potere negoziale. L’Unione europea continua a lavorare in questa direzione e, dopo l’accordo con il Canada, i prossimi mercati con i quali dovrebbero incrementarsi gli scambi sono il Giappone e il Mercosur.

A gennaio 2018 verificheremo, inoltre, l’impatto delle nuove regole antidumping adottate dall’UE per difendere le imprese europee dalle esportazioni sovvenzionate cinesi, rese necessarie dalla fine del periodo transitorio che ha accompagnato l’ingresso della Cina nel Wto.

Le nuove regole europee danno rilievo, per la prima volta, anche al rispetto di standard sociali e ambientali internazionali, per disincentivare, in termini economici, lo sfruttamento dei lavoratori e dell’ambiente.

Il passaggio alle nuove regole significherà, soprattutto per le piccole e medie imprese italiane, un cambiamento significativo, che dovremo rapidamente imparare a conoscere e affrontare, se vorremo evitare un’invasione di prodotti cinesi in dumping.

 

Sara Armella

Avvocato, autore di “Diritto doganale dell’Unione europea” (ed. Egea, 2017) e membro delle Commissioni Dogane e Taxation della Camera di Commercio Internazionale di Parigi

 

Pubblicato sul Secolo XIX del 2 gennaio 2018

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