La normativa sul monitoraggio fiscale non può considerarsi retroattiva

L’Agenzia delle entrate non può invocare il raddoppio dei termini di accertamento per le verifiche fondate sull’utilizzo della c.d. lista Falciani, riguardanti annualità precedenti al 2009.
Queste, in sintesi, le conclusioni della Commissione tributaria regionale di Milano, contenute nelle sentenze gemelle 23 febbraio 2017, nn. 692 e 693.
Come noto, l’art. 12, comma 2, d.lgs. 78 del 2009, stabilisce che, in presenza di attività finanziare detenute in Paesi a fiscalità privilegiata, per cui il contribuente abbia omesso la compilazione del quadro RW, le somme ivi detenute si presumono costituite con redditi non tassati in Italia.
Il successivo comma 2-bis dispone, inoltre, che, per gli accertamenti aventi a oggetto attività detenute in Stati black list, i termini sono raddoppiati.
A tale proposito, i giudici meneghini hanno fornito un’importante precisazione, affermando che, avendo la normativa sul monitoraggio fiscale carattere sostanziale e non procedurale, la stessa debba ritenersi non retroattiva.
I termini di accertamento, pertanto, non possono essere raddoppiati in presenza di un accertamento, fondato sulla lista Falciani, relativo all’anno fiscale 2007.
In particolare, la Commissione ha ritenuto che, prima dell’emanazione del d.lgs. 78 del 2009, le somme detenute in Svizzera o in altri paradisi fiscali non potessero essere considerate “redditi sottratti a tassazione in Italia”, proprio perché non ancora vigente la normativa sul monitoraggio fiscale.
Chiarita, dunque, la natura sostanziale della normativa in oggetto, è evidente la sua inapplicabilità retroattiva.

Luca Piemontese

Marzo 2017

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