La detrazione dell’Iva è illegittima se l’operazione non è inerente

Secondo la normativa nazionale, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate dagli enti commerciali (società in nome collettivo e in accomandita semplice, società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative, di mutua assicurazione e di armamento, società di fatto) costituiscono sempre operazioni effettuate nell’esercizio di impresa, con conseguente obbligatoria applicazione dell’Iva (art. 4, comma secondo, d.p.r. 633 del 1972). Tale principio, tuttavia, non può essere esteso alle operazioni passive, rispetto alle quali occorre sempre verificare l’inerenza dell’operazione effettuata, ossia la stretta connessione con le finalità imprenditoriali dell’ente, non essendo sufficiente, ai fini della detraibilità dell’imposta, la qualità di società commerciale. Secondo la Corte di Cassazione, in particolare, al fine di stabilire il diritto alla detrazione deve aversi riguardo all’intenzione dell’imprenditore (confermata da elementi obiettivi) di utilizzare il bene o il servizio per fini aziendali (Cass., sez. V, 9 agosto 2016, n. 16684). Ne consegue, secondo tale indirizzo giurisprudenziale, che la compatibilità del bene o del servizio con l’oggetto sociale dell’impresa costituisce un mero indizio di inerenza dell’operazione, la quale deve essere dimostrata attraverso ulteriori elementi, quali la volontà dell’imprenditore di utilizzare il bene o il servizio per le finalità proprie dell’impresa.

Ottobre 2016

Diego Zucal

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