La Corte di Giustizia sul regime doganale 42 e sull’esenzione Iva

Con la sentenza 14 febbraio 2019, C-531/17, la Corte di Giustizia conferma un indirizzo ormai consolidato: il beneficio dell’esenzione Iva non può essere negato all’importatore, che ha agito in buona fede, se a seguito di successivo trasferimento intracomunitario dei beni l’imposta non è stata assolta.

Il caso di specie riguarda una impresa austriaca che, nell’ambito della propria attività di trasporti, in qualità di rappresentante indiretto di due società bulgare, ha immesso in libera pratica beni provenienti dalla Svizzera con codice “regime doganale 42”, ossia di transito, in quanto tali merci erano destinate a essere trasferite in Bulgaria.

In considerazione del successivo trasferimento, sussistevano i requisiti previsti dalla normativa comunitaria, ai sensi dell’art. 143 lett. d, direttiva Iva, per l’esenzione dal pagamento dell’imposta all’importazione.

L’Autorità doganale aveva, però, richiesto alla società importatrice di assolvere l’Iva sostenendo che non si fossero realizzati tali presupposti poiché i destinatari delle merci in Bulgaria avevano simulato una fittizia cessione intracomunitaria.

Secondo i giudici europei il diritto all’esenzione di una cessione intracomunitaria deve essere negato soltanto quando è lo stesso soggetto passivo che commette un’evasione fiscale o sapeva o avrebbe dovuto sapere che l’operazione da esso effettuata rientrava in un’evasione fiscale. In caso di buona fede l’importatore invece beneficerà di tale diritto.

Francesca Sergi

Marzo 2019

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