La Cassazione interviene sull’ICI delle concessioni demaniali

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 12 aprile 2019, n. 10287, accogliendo la difesa dello Studio Armella & Associati in qualità di difensore del Comune di Genova, si è pronunciata su una disciplina ad oggi controversa e di divergente applicazione sul territorio italiano, stabilendo che le aree scoperte di un terminal portuale, destinate all’esercizio di un’attività imprenditoriale e produttive di reddito, costituiscono unità immobiliari soggette a Ici.

La Suprema Corte ha pertanto chiarito che anche le banchine del demanio marittimo, oggetto di concessione da parte dell’autorità portuale, rientrano tra gli immobili soggetti a Ici, non potendo essere considerati come beni destinati a un pubblico servizio e, in quanto tali, inquadrabili nella categoria catastale E, avendo autonomia funzionale e reddituale ed essendo indispensabili al concessionario per lo svolgimento della propria attività.

Il carattere controverso della materia ha spinto il legislatore a intervenire con legge di bilancio per l’anno 2018, la quale prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2020, che le banchine e le aree scoperte dei porti di rilevanza economica nazionale e internazionale, adibite alle operazioni e ai servizi portuali, costituiscono immobili a destinazione particolare, da censire in catasto nella categoria E/1, anche se affidati in concessione a privati (comma 587 ss., legge 205 del 2017). La norma attribuisce la medesima categoria E/1 anche alle banchine ed alle aree scoperte dei medesimi porti, adibite al servizio passeggeri, compresi i croceristi.

Maggio 2019

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