Irlanda del Nord: l’assenza di controlli doganali e il rischio “porto franco”

Con la Brexit vi è il rischio che l’Irlanda del Nord diventi un porto franco in grado di consentire libero accesso, al mercato europeo, per i prodotti esteri. Infatti, un bene spedito nel mercato UE dall’Irlanda del Nord non è soggetto né a controlli doganali, né alle procedure al confine.

L’interscambio tra i Paesi europei e l’Irlanda del Nord continua a essere regolato dalle regole proprie delle operazioni intracomunitarie, per le quali è sufficiente una fattura e un documento di trasporto. Va ricordato, infatti, che gli scambi di beni tra l’Unione europea e l’Irlanda del Nord non hanno subito cambiamenti al 1° gennaio 2021 e continuano a svolgersi senza controlli, nè procedure doganali. Per evitare il ritorno della frontiera fisica in Irlanda, abbattuta grazie all’Accordo del Venerdì santo del 1998, l’Irlanda del Nord continua a far parte del mercato comune europeo: una situazione ibrida che, secondo molti, agevolerà l’evasione dei tributi doganali.

Il rischio, per le imprese italiane, riguarda i falsi prodotti UK. L’Accordo concluso tra Regno Unito e Unione europea esclude che un semplice cambio di etichetta o di confezione possa essere sufficiente per fare acquisire l’origine preferenziale, e l’annullamento dei dazi, a prodotti cinesi o statunitensi, ma occorre monitorare attentamente la situazione per evitare che siano commessi abusi. Ciò è reso difficile per il fatto che il confine europeo attualmente si è spostato nelle acque del Mare d’Irlanda: dall’Inghilterra o dalla Scozia i beni devono essere dichiarati con le procedure di esportazione e potranno subire controlli doganali se trasferiti in Irlanda del Nord, mentre senza controlli doganali avviene il trasporto dall’Irlanda del Nord al mercato europeo. Dalla scrupolosità di questi controlli nel Mare d’Irlanda, di esclusiva competenza della dogana inglese, dipenderà la buona riuscita dell’Accordo post Brexit.

Attualmente tutto si basa sull’autocertificazione, con cui le imprese UK possono dichiarare che le merci introdotte sul suolo nordirlandese non sono destinate a entrare, successivamente, nell’Unione europea: si tratta di un nuovo sistema previsto dal Governo britannico, denominato “UK Trader Scheme” (c.d. UKTS). Per assicurare il rispetto di questo sistema, il Regno Unito ha introdotto una nuova piattaforma tecnologica per il controllo delle frontiere e il coordinamento della circolazione dei veicoli, denominata Goods Vehicle Movement Service.

E’ uno degli aspetti più controversi del nuovo regime, che potrebbe dar luogo a fenomeni diffusi di evasione d’imposta: un bene estero potrebbe essere trasferito dal Regno Unito all’Irlanda del Nord e poi, da lì, essere destinato all’Unione europea, evitando le procedure doganali, l’Iva in dogana e i dazi. Le tariffe all’importazione nell’Unione europea, infatti, sono azzerate soltanto per i prodotti integralmente fabbricati nel Regno Unito o che ivi abbiano ricevuto una lavorazione idonea e sostanziale, rispettosa delle regole di origine preferenziale stabilite dall’Accordo tra UE e UK, ma tali verifiche sono rese assai difficoltose se il bene transita in Irlanda del Nord.

Sara Armella

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