Impossibilità per il contribuente di detrarre l’Iva in caso di fattura generica

La Corte di Cassazione ha ribadito il principio, già espresso dalla Corte di Giustizia (Corte Giust., 15 settembre 2016, C-516/14), secondo il quale la detrazione dell’Iva è subordinata alla specificazione, in fattura, dell’entità e della natura dei servizi forniti dal prestatore, nonché della data di effettuazione dell’operazione (Cass., sez. V, 6 ottobre 2017 n. 23384).

E invero, la normativa unionale prevede l’obbligatoria indicazione, all’interno del documento fiscale, di determinati elementi – fra i quali quantità e natura dei servizi ricevuti – in assenza dei quali viene meno il diritto alla detrazione per difetto d’inerenza dell’operazione (art. 178 lett. a), direttiva n. 112 del 2006).

Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria ha contestato al contribuente l’assoluta genericità della fattura, giacché priva delle specifiche indicazioni richieste dalla normativa di settore. La società, inoltre, in sede di accertamento, non ha allegato elementi integrativi idonei a dimostrare le condizioni per fruire del diritto alla detrazione.

I Giudici di legittimità hanno accolto la tesi dell’Agenzia delle entrate e hanno, altresì, espresso il principio secondo il quale, in sede di richiesta di rimborso dell’Iva a credito, incombe sul contribuente l’onere di allegare i fatti a cui la legge ricollega il diritto a ottenere il rimborso.

Novembre 2017

Elisabetta Zepponi

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