Importazione di mascherine: nuova guida per lo sdoganamento (Memento Più, 30 aprile 2020)

Con la riduzione delle misure restrittive, per molte imprese si avvicina il momento della riapertura. Sia nell’immediato che nei mesi a venire, sarà indispensabile dotare i propri dipendenti di adeguati strumenti di protezione individuale, in particolare le mascherine, per contrastare la diffusione del Covid-19.

Negli ultimi mesi, tuttavia, tali dispositivi sono sempre meno reperibili sul mercato nazionale e molte aziende hanno scelto di approvvigionarsi presso mercati esteri, pur con il rischio che la merce sia bloccata o addirittura requisita in Dogana.

Si tratta, a ben vedere, di un pericolo tutt’altro che remoto, poiché tutti gli Uffici doganali possono disporre non soltanto la requisizione dei prodotti importati in violazione delle prescrizioni vigenti, ma anche la loro distruzione.

Dall’inizio della pandemia, sono state adottate numerose circolari, note, direttive e comunicati che hanno risolto solo parzialmente i dubbi degli operatori in merito alle operazioni consentite, alle differenze tra i vari dispositivi (mascherine chirurgiche, DPI e mascherine generiche) e alle procedure doganali applicabili a ciascun prodotto.

Alla luce delle numerose problematiche sollevate, l’Agenzia delle dogane ha recentemente adottato una Guida per lo sdoganamento delle mascherine, della quale si riporta una breve sintesi operativa.

Le mascherine chirurgiche

Con riferimento alle mascherine chirurgiche (dispositivi medici normalmente utilizzati dai sanitari a protezione dei pazienti) sono previste due procedure differenti. Se è presente (e valido) il marchio CE, il prodotto può essere sdoganato immediatamente. Qualora, invece, tale marchio sia assente o sia ritenuto invalido, è ammessa la procedura di importazione in deroga, ai sensi dell’art. 15 DL 18/2020 (Decreto Cura Italia). In tal caso, l’operatore deve inviare un’apposita autocertificazione all’Istituto Superiore della Sanità (ISS) e attendere la pronuncia favorevole di quest’ultimo per immettere i prodotti in commercio.

Sino a tale momento, il prodotto può essere solo “sdoganato condizionatamente”, con obbligo di tracciabilità e con l’impegno a non metterlo in commercio prima del rilascio dell’autorizzazione.

Se all’esito dei controlli le mascherine ottengono la certificazione dell’ISS, possono essere sdoganate come dispositivo medico. In assenza di certificazione, le opzioni sono due: se è consentita la rietichettatura, i prodotti possono essere declassati a “mascherine generiche”; in caso contrario (se ad esempio il finto marchio CE è impresso sul tessuto e non sulla confezione), le mascherine devono essere distrutte.

I dispositivi di protezione individuale

L’importazione di DPI (c.d. mascherine filtranti, anche note come FFP2 e FFP3) può avvenire con modalità analoghe alle mascherine chirurgiche. Anche in questo caso il discrimine è dato dalla presenza o meno del valido marchio CE. Nel primo caso, i DPI sono sdoganabili immediatamente. In assenza di marchio CE, invece, va richiesta una certificazione, che per questo genere di mascherine è rilasciata dall’INAIL. Anche in tale ipotesi, sino al completamento della procedura, le mascherine possono essere sdoganate condizionatamente. I DPI che non ottengono la certificazione dell’INAIL possono essere declassati a prodotti generici, mentre nel caso in cui ciò non sia possibile, per le ragioni appena appena illustrate, devono essere distrutti.

Le mascherine generiche

Un discorso a parte meritano le mascherine generiche, all’apparenza simili a quelle chirurgiche, ma prive delle certificazioni amministrative e dei test cui queste ultime sono sottoposte.

Come ricordato anche nella Guida, tali mascherine possono essere sdoganate soltanto se soddisfano le condizioni di produzione e messa in commercio richiamate nella Circ. MISE 23 aprile 2020 n. 107886. In particolare:

a) non devono recare la marcatura CE;

b) nelle confezioni deve essere indicato espressamente che non si tratta di un DM o DPI;

c) devono essere accompagnate da una avvertenza che indichi chiaramente che non garantiscono in alcun modo la protezione delle vie respiratorie di chi le indossa, che non sono utilizzabili quando sia prescritto l’uso di DM o DPI (per uso sanitario o sui luoghi di lavoro);

d) il produttore deve dichiarare che i dispositivi generici non arrecano danni e non determinano rischi aggiuntivi per gli utilizzatori, secondo la destinazione del prodotto.

Se tali condizioni non sono soddisfatte, ma le mascherine possono essere regolarizzate (ad esempio con integrazione delle informazioni mancanti), è ammesso lo sdoganamento condizionato, con l’obbligo di tracciabilità e con l’impegno a non metterle in commercio prima di aver sostituito le etichette con quelle a norma.

In relazione a tali prodotti è utile segnalare anche un’importante precisazione espressa nella Guida. Come ricordato dall’Agenzia delle dogane, il Decreto Cura Italia (art. 16 c. 2) consente esclusivamente l’utilizzo (e non l’importazione), solo sino al perdurare dello stato di emergenza, di mascherine generiche prodotte in deroga alle norme vigenti per l’immissione in commercio. In virtù di tale disposizione, è pertanto possibile declassare e utilizzare come mascherine generiche i prodotti importati come DPI che non ottengano le necessarie autorizzazioni dell’INAIL, qualora soddisfino comunque i requisiti di cui alle lettere a, b, c, d, appena indicati. Nessuna alternativa, invece, è prevista per le mascherine generiche “irregolari” poiché tali mascherine possono essere importate esclusivamente se rispettano (o rispetteranno, dopo le opportune modifiche) i requisiti previsti dalla richiamata Circolare MISE.

Le autorità doganali hanno l’obbligo di verificare che le predette condizioni sussistano al momento dell’importazione. Ove il riscontro sia negativo, la Dogana dovrà vigilare sull’adeguamento alle prescrizioni, anche mediante sospensione dello svincolo, con contestuale informativa al MISE e rilascio della merce con cauzione (nei casi previsti).

Anche in questo caso, qualora sia impossibile conformare le mascherine ai requisiti richiesti, ne sarà disposta la distruzione.

Svincolo diretto e svincolo celere

Dopo aver analizzato le condizioni previste per le importazioni di mascherine, un breve cenno va rivolto alle procedure semplificate di importazione, previste dall’Agenzia delle dogane in attuazione dell’ordinanza 6/2020 del Commissario Straordinario.

In particolare, per le mascherine chirurgiche e i DPI è utilizzabile lo svincolo diretto, qualora tali prodotti siano destinati ai soggetti di cui all’art. 2 dell’Ordinanza. Si tratta, com’è noto, di enti pubblici come Regioni e province e strutture sanitarie, ma anche dei soggetti che esercitano servizi pubblici essenziali di pubblica utilità e/o di interesse pubblico, individuati dal DPCM 10 aprile 2020.

Per le mascherine chirurgiche è altresì utilizzabile lo svincolo celere, qualora esse siano destinate a soggetti diversi da quelli per cui è ammesso lo svincolo diretto.

In entrambi i casi va prodotta una specifica autocertificazione, secondo i modelli scaricabili dal sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

In relazione alle mascherine generiche, invece, non è utilizzabile né lo svincolo diretto, né lo svincolo celere e l’importazione dovrà avvenire secondo le modalità ordinarie.

Trattamento fiscale e requisizione

Quanto al trattamento fiscale delle mascherine, l’Agenzia delle dogane, con Determinazione AD 3 aprile 2020 n. 107042, ha disposto che i prodotti importati da enti pubblici o statali e organizzazioni filantropiche o caritative e destinati alla distribuzione gratuita non siano soggetti all’atto dell’importazione all’applicazione di dazi, nonché all’IVA in base al vigente art. 68 c. 1 lett. f DPR 633/72.

Nel caso in cui le mascherine siano invece importate per i propri dipendenti (e dunque non siano destinate alla vendita), da soggetti diversi da quelli appena elencati, ma comunque ricompresi nell’Allegato 3 DPCM 10 aprile 2020, si applicano i tributi doganali, ma la merce non è soggetta alla valutazione di requisizione, sempre che, ovviamente, il quantitativo importato sia compatibile con tale finalità.

Infine, per i beni importati a scopo di vendita, senza l’utilizzo delle procedure di svincolo diretto e celere, è prevista l’applicazione di dazi e IVA e la valutazione di requisizione da parte della Dogana.

Sara Armella
Lucia Mannarino

Related Posts

© 2016 Studio Armella - All rights reserved.