Il regime dell’Iva di gruppo è applicabile anche alle società di persone

Con la recente sentenza n. 1915 del 2016, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno sancito l’applicabilità dell’Iva di gruppo anche nell’ipotesi in cui la controllante sia una società di persone. Com’è noto, il regime facoltativo in questione comporta il trasferimento, all’interno del gruppo, dei crediti e debiti d’imposta dalle società controllate alla società controllante, consentendole così di compensare i relativi saldi a credito o a debito. La Cassazione, nel suo massimo consesso, ritiene che l’esclusione delle società di persone dal regime dell’Iva di gruppo costituisca una illegittima discriminazione che, non trovando giustificazione in alcun concreto interesse pubblico da tutelare, inciderebbe indebitamente sull’esigenza di parità di trattamento tra soggetti che egualmente operano nel medesimo mercato. L’estensione di tale regime anche alle società di persone e non unicamente alle società di capitali è resa possibile dalla circostanza per cui i riferimenti normativi in materia, costituiti dall’articolo 73, comma 3, d.p.r. 633 del 1972, nonché dall’art. 2, d.m. 11065 del 1979, non contemplano alcuna espressa esclusione delle società di persone dal novero dei soggetti controllanti. I giudici di legittimità, inoltre, precisano che la circostanza che le società controllate, le quali devono necessariamente essere società di capitali, possono assumere, a loro volta, la veste di controllanti non conduce alla conseguenza che anche quest’ultime debbano inevitabilmente essere società di capitali, ben potendo rivestire la natura di società di persone.

Sara Armella 

Febbraio 2016

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