Il nuovo ruling sul valore doganale in vigore dal 1° maggio 2016

Il sistema doganale da tempo riconosce ruling preventivi in materia di origine e classifica, mentre, fino a oggi, ha escluso una generale applicabilità del diritto all’informazione preventiva in materia di valore.

Il codice doganale dell’Unione (Reg. UE 9 ottobre 2013, n. 952, in prosieguo “c.d.u.”) stabilisce che “la base primaria per il valore in dogana delle merci è il valore di transazione, cioè il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci quando sono vendute per l’esportazione verso il territorio doganale dell’Unione, eventualmente adeguato”.

Tale ultima precisazione rappresenta un’assoluta novità, poiché consente di dichiarare, quale valore doganale, il risultato di una forfetizzazione, individuato conformemente al contenuto dell’art. 73 c.d.u.

Mentre l’art. 29 del previgente Codice ammetteva soltanto una “previa eventuale rettifica effettuata conformemente agli artt. 32 e 33 del c.d.c.”, ossia degli elementi complementari da addizionare e da sottrarre al valore di transazione, dal 1° maggio 2016, al ricorrere di particolari condizioni, è possibile richiedere in dogana anche la forfetizzazione del valore di transazione in senso generale, comprensivo di tutti i pagamenti effettuati a beneficio del venditore. L’Agenzia delle dogane, con la circolare 19 aprile 2016, n. 8/D, ha confermato che il nuovo art. 70 c.d.u. consente di elevare al rango primario di “valore fatturato” anche i valori frutto di forfetizzazione ai sensi dell’art. 73 c.d.u., a differenza dell’art. 29 c.d.c. che prevedeva invece solo una previa eventuale rettifica effettuata conformemente agli artt. 32 e 33 del c.d.c., quindi limitata agli elementi del valore enunciati nei due articoli di riferimento (rispettivamente elementi da addizionare e da sottrarre al valore di transazione).

A norma dell’art. 73 c.d.u., l’autorizzazione alla forfetizzazione del valore di transazione può essere concessa soltanto se ricorrono le condizioni previste dall’art. 71 RD, ossia se l’applicazione del procedimento di cui all’art. 166 c.d.u. (procedura semplificata della dichiarazione incompleta) comporta, nel caso di specie, un costo amministrativo sproporzionato e se il valore in dogana determinato non differirà in modo significativo da quello individuato in assenza di un’autorizzazione.

Come molte altre agevolazioni e semplificazioni doganali, anche la determinazione preventiva del valore doganale è riservata ai soggetti che integrano i presupposti necessari per assumere lo status di operatore doganale autorizzato (c.d. AEO), che certifica una situazione di affidabilità specifica di un particolare soggetto, in possesso di determinati requisiti, nei confronti delle autorità doganali.

Il richiedente, infatti, deve soddisfare il criterio di cui all’art. 39, lett. a), c.d.u. (criterio AEO primario dell’affidabilità), utilizzare un sistema contabile che sia compatibile con i principi contabili generalmente applicati nello Stato membro, disporre di un’organizzazione amministrativa adatta alla gestione dei flussi di merci e di un sistema di controllo interno che permetta di individuare le transazioni illegali o irregolari.

E’ ora possibile chiedere in dogana non solo la forfetizzazione degli elementi complementari del valore (elencati negli artt. 71 e 72 c.d.u.), ma anche del valore di transazione, inteso in generale quale prezzo effettivamente pagato a beneficio del venditore. Tale previsione, nonostante sia ancora priva di una norma attuativa, rappresenta senza dubbio un significativo passo avanti nei rapporti tra operatori e Amministrazione doganale, in quanto permette di attuare un vero e proprio ruling preventivo sugli elementi “primari” (prezzo di transazione) del valore in dogana, possibilità che, fino all’entrata in vigore del nuovo c.d.u., era esclusa dalla normativa in materia (salvo i casi di utilizzo del ruling sui metodi di transfer pricing).

Risulta inoltre evidente che il nuovo sistema di forfetizzazione rappresenta un incentivo, offerto dal legislatore comunitario agli operatori, ad adeguarsi agli obiettivi di compliance (acquisizione dello status di AEO, utilizzo di un sistema contabile riconosciuto ovvero la predisposizione di un assetto amministrativo adeguato) alla base della nuova disciplina.

 

Sara Armella

 

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