Frodi Iva e prescrizione: inapplicabile la sentenza Taricco

La Corte di Cassazione ha chiarito che, nei reati in materia di Iva, la “regola Taricco” sul calcolo della prescrizione non è applicabile a fatti anteriori all’emanazione della sentenza (Cass. pen., sez. IV, 18 aprile 2018, n. 17401).

Com’è noto, la Corte di giustizia con la sentenza “Taricco” aveva ritenuto che la normativa italiana in tema di prescrizione fosse troppo breve e impedisse, nei casi di frode grave in materia Iva, l’inflizione effettiva e dissuasiva di sanzioni, con la conseguente lesione degli interessi finanziari dell’Unione (8 dicembre 2015, C – 105/14).

I giudici europei avevano, infatti, stabilito che quando una normativa nazionale prevede termini di prescrizione tali da non consentire ai giudizi riguardanti reati che incidono sugli interessi finanziari dell’Unione di giungere a una conclusione di merito, la stessa deve essere disapplicata dal giudice nazionale, in conformità a quanto previsto dall’art. 325 TFUE, che prescrive agli Stati membri di lottare contro le frodi lesive degli interessi dell’Unione.

Con la recente pronuncia i giudici di legittimità si sono, però, uniformati all’orientamento sancito dalla Corte di giustizia con la sentenza “Taricco bis” del 5 dicembre 2017 e poi accolto dalla Corte Costituzionale, secondo  il quale il contrasto tra l’art. 325 TFUE e il diritto interno non può condurre alla disapplicazione della normativa nazionale, in quanto gli interessati verrebbero retroattivamente assoggettati a un regime di punibilità più severo di quello vigente al momento della commissione del reato.

Sara Armella

Elisabetta Zepponi

Maggio 2018

 

 

 

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