Esenzione accise e noleggio da diporto: la questione alla Corte di Giustizia Ue

Secondo la Commissione europea, la normativa italiana in materia di accise confliggerebbe con l’art. 14 della direttiva 2003/96/CE, che disciplina la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità a livello unionale. La questione è stata posta all’attenzione della Corte di Giustizia con la causa C-341/20.

Com’è noto, l’art. 14, par. 1, lett. c) della direttiva prevede un’esenzione obbligatoria a favore dei prodotti energetici utilizzati per la navigazione a fini commerciali, ma esclude che tale esenzione possa applicarsi anche alle unità da diporto, ossia alle imbarcazioni utilizzate per prestazioni di servizio aventi titolo oneroso con finalità commerciale.

Al riguardo, la disciplina nazionale riconosce l’esenzione a favore di tutte le imprese che esercitano un’attività di noleggio di imbarcazioni da diporto, senza distinguere l’uso commerciale o privato nell’attività del noleggiatore. Le accise sul carburante, dunque, non sono dovute in tutti i casi in cui l’unità da diporto sia stata noleggiata.

La mancanza di una verifica, caso per caso, della finalità commerciale del noleggiatore integrerebbe, secondo la Commissione europea, una violazione della direttiva dell’Unione, come interpretata dalla Corte di Giustizia. In particolare, i giudici europei hanno affermato che ai fini dell’applicabilità dell’esenzione in commento, non è sufficiente considerare il noleggio come un’attività commerciale per il noleggiante, in quanto è importante verificare l’uso che fa il noleggiatore dell’imbarcazione da diporto.

Sul punto, la Corte di Cassazione ha anticipato la pronuncia della Corte europea, affermando che l’uso commerciale delle imbarcazioni da diporto non può essere presunto dal contratto di noleggio, essendo necessario accertare, nel caso concreto, se la navigazione da parte dell’utilizzatore implica una prestazione di servizi a titolo oneroso (Cass., sez. V, 23 ottobre 2020, n. 23226).

Se la Corte di Giustizia accoglierà il ricorso della Commissione, l’Italia, oltre a dover adeguare la propria normativa, sarà condannata a riscuotere le accise sui carburanti non percepite negli ultimi cinque anni.

Novembre 2020

Armella & Associati

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