Origine non preferenziale: dalla Corte di giustizia limiti alla Commissione UE

La Commissione europea è libera di stabilire quale lavorazione possa essere ritenuta come l’ultima sostanziale ai fini dell’attribuzione dell’origine non preferenziale di un determinato prodotto, purchè tale previsione non sia del tutto irragionevole con riferimento all’effettivo procedimento di fabbricazione. Lo ha affermato la Corte di giustizia, con la sentenza C-209/20 del 20 maggio 2021, che ha dichiarato legittima la norma del regolamento di esecuzione della Commissione Ue n. 1357/2013, secondo cui i pannelli solari devono considerarsi originari del Paese in cui sono state fabbricate le celle fotovoltaiche.

Il regolamento oggetto della sentenza, allo scopo di garantire la corretta applicazione dei dazi antidumping istituiti dall’Unione europea sulle importazioni di pannelli fotovoltaici e delle relative componenti essenziali originari della Repubblica cinese, contiene una specifica definizione di lavorazione, idonea ad attribuire l’origine doganale al prodotto. In particolare, la Commissione Ue individua le condizioni per “l’ultima lavorazione sostanziale” nella fabbricazione delle celle fotovoltaiche in silicio cristallino, sebbene solamente l’assemblaggio di tali celle in moduli e in pannelli permetta la realizzazione del prodotto finito. Dato che le singole celle, prodotte in Cina, erano successivamente assemblate in India, la Società importatrice riteneva, invece, che i prodotti avessero subito in India e non in Cina l’”ultima lavorazione sostanziale”.

La Corte di Giustizia, pronunciandosi sulla questione, ha confermato la validità del regolamento n. 1357/2013, ribadendo che la Commissione ha il potere di adottare atti di esecuzione per definire in concreto i criteri astratti, enunciati dall’art. 24 Cdc (ora art. 60, par. 2, Cdu), precisando quale sia l’”ultima lavorazione sostanziale” idonea a conferire l’origine non preferenziale a un prodotto.

L’esercizio di tale potere è soggetto al rispetto di determinati obblighi: in primo luogo, l’atto di esecuzione deve essere giustificato dall’obiettivo di garantire la certezza del diritto e, in secondo luogo, deve essere motivato in maniera da consentire alla Corte di Giustizia di controllarne la legittimità.

Sotto tale ultimo profilo, la sentenza ha chiarito che la Commissione Ue deve rispettare il criterio discriminante, rappresentato dall’”ultima trasformazione o lavorazione sostanziale” delle merci. Con tale espressione, si intende la fase del processo di produzione nel corso della quale le merci acquisiscono: i) la loro destinazione d‘uso; ii) proprietà e composizioni specifiche, che non possedevano in precedenza e iii) per le quali non sono previste modifiche qualitative importanti in futuro.

Non ravvisando un evidente errore nell’individuazione dei criteri di “ultima lavorazione sostanziale”, la Corte di Giustizia ha dichiarato il regolamento della Commissione n. 1357/2013 conforme al diritto unionale, con conseguente applicazione del dazio antidumping nei confronti dei pannelli solari assemblati in India, a partire dalle celle solari realizzate in Cina.

 

Sara Armella

Armella & Associati

Giugno 2021

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