Diritti di licenza senza dazi se viene provata l’indipendenza del produttore

(Italia Oggi, luglio 2018)

Giurisprudenza di merito (e di legittimità) alle prese con la nozione di “controllo”

La Commissione tributaria regionale della Lombardia ha confermato l’esclusione dalla tassazione doganale della royalty, ove risulti provata l’indipendenza tra il produttore della merce importata e il titolare dei diritti di licenza

I giudici tributari milanesi, accogliendo la difesa società Puma Italia srl (assistita dall’avv. Sara Armella), hanno confermato la sentenza di primo grado ritenendo provata l’estraneità dei fornitori asiatici rispetto agli obblighi derivanti dal contratto concluso tra licenziante e licenziataria (sentenza 9 luglio 2018, n. 3151).

La fattispecie al vaglio dei giudici della VII sezione (specializzata in materia doganale) riguarda uno schema societario molto frequente, in cui le imprese importatrici ottengono il diritto di licenza dal titolare del brand  (nel caso di specie, la casa madre tedesca) e la merce da uno più soggetti terzi, indipendenti ed estranei alle clausole contrattuali pattuite per l’utilizzo commerciale del marchio.

In questi casi, in cui il venditore della merce non è il titolare del marchio, la normativa comunitaria  stabilisce che il pagamento del corrispettivo per il diritto di licenza è soggetto a tassazione doganale soltanto se il titolare del marchio è in grado di esercitare un controllo sul fornitore.

Nel corso del processo è stata determinante  la scelta difensiva dalla Società. I legali hanno provato l’assenza del controllo, fornendo al giudice dati economici e documentali molto chiari.

I giudici di merito, valutate le prove offerte dalla Società, hanno riconosciuto l’indipendenza dei fornitori asiatici (risultati del tutto estranei al contratto di licenza) smentendo la ricostruzione proposta dall’Ufficio delle dogane. Il “controllo” previsto della norma, infatti, non può essere ipotizzato e impone adeguate prove documentali e dati, economici e giuridici, idonei a dimostrarlo.

Si tratta di un principio espresso in più occasioni dalla giurisprudenza di merito, ma che merita attenzione anche alla luce dalla sentenza della Corte di Cassazione 6 aprile 2018, n. 8473.

La Suprema Corte, infatti, pur avendo riconosciuto illegittimità la contestazione dell’Iva sui diritti di licenza, ove sia già stata assolta mediante reverse charge, ha offerto una interpretazione ampia e priva di indici rilevatori concreti della nozione di “controllo e orientamento”, che mal si concilia con l’attuale prassi commerciale in cui i produttori asiatici non hanno alcun obbligo di produrre solo ed esclusivamente per la licenziante.

Massimo Monosi

 

 

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