Deposito Iva: anche senza l’immissione materiale delle merci, la violazione è “solo” formale

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 24 agosto 2018, n. 21067, ribadisce le modalità di utilizzo del deposito Iva.

Nell’esame della fattispecie concreta, la Suprema Corte si è allineata all’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia europea nella sentenza “Equoland” del 17 luglio 2014, numero C-272/13, confermando quindi l’obbligo di introduzione materiale dei beni nel deposito al fine di usufruire della sospensione dell’Iva all’importazione.

La Corte di Cassazione ha poi ribadito che in mancanza di tale presupposto materiale, l’Iva è dovuta solidalmente da tutti i soggetti che hanno concorso all’irregolare utilizzo del regime Iva proprio del deposito.

Ciò posto, la Suprema Corte ha tuttavia riconosciuto che la mancata introduzione fisica della merce nel deposito integra una mera violazione formale, perseguibile con una sanzione nel rispetto del principio di proporzionalità, pari al tre per cento (oggi in misura compresa tra il 5 e il 10 per cento a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 15, comma primo, lett. f), d.lgs. 24 settembre 2015, n. 158).

Massimo Monosi

Settembre 2018

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