Depositi Iva: le sanzioni devono essere adeguate e proporzionate

Nell’ipotesi in cui la merce sia solo virtualmente introdotta nel deposito Iva, ma si proceda comunque all’assolvimento del tributo con il sistema del reverse charge, la sanzione applicabile è quella prevista per gli omessi e ritardati versamenti (art. 13, d.lgs. 471 del 1997), da adeguarsi secondo il principio comunitario di proporzionalità. E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 8 settembre 2015, n. 17814.
Secondo l’orientamento ormai consolidato in giurisprudenza e nella prassi (si veda anche Cass., 29 luglio 2015, n. 16109), in assenza di una norma ad hoc nel Testo unico delle leggi doganali, diviene applicabile la normativa generale prevista dal d.lgs. 471 del 1997. Per la Suprema Corte, tuttavia, la sanzione non può sempre applicarsi acriticamente, nella misura fissa del 30% del tributo evaso, ma deve essere adeguata alla fattispecie concreta.
E invero, come affermato dalla Corte di giustizia nella nota sentenza Equoland, la penalità deve sempre essere proporzionata alla violazione commessa, sicché, nei casi in cui (come quello esaminato) il danno erariale sia di lieve entità, non potrà comminarsi la sanzione nella formula base, ma dovranno invece applicarsi le riduzioni previste dalla normativa.

Sara Armella
Lucia Mannarino

Settembre 2015

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