Depositi Iva con pagamento cash al momento dell’estrazione della merce

Il decreto legge prevede, dal 1° aprile 2017, un radicale cambiamento delle modalità di applicazione dell’Iva, che determinerà, se non modificato, una sensibile contrazione dell’utilizzo del deposito Iva.

Infatti, per i beni esteri destinati al deposito, l’Iva è attualmente assolta, all’atto dell’estrazione, mediante reverse charge, ossia senza esborso finanziario dell’imposta, ma con la doppia registrazione dell’autofattura da parte del proprietario dei beni.

Dal 1° aprile 2017 non sarà più così.

Il decreto legge prevede, infatti, che l’Iva dovrà essere versata direttamente con F24 dal gestore del deposito, in nome e per conto di chi estrae, con divieto di compensazione per quest’ultimo. Inoltre, pur trattandosi di Iva all’importazione, il gestore del deposito sarà considerato, per legge, solidalmente responsabile con l’importatore non soltanto dell’imposta, ma anche delle relative sanzioni.

Si tratta di una riforma di dubbia compatibilità con i principi comunitari di proporzionalità della misura di contrasto all’evasione e di neutralità dell’imposta, già sanciti dalla Corte di giustizia con la sentenza Equoland, in quanto esclude il diritto alla normale detrazione del debito Iva, sorto per effetto dell’estrazione dei beni dal deposito.

E’ prevedibile che tale meccanismo, che impone un obbligo di anticipazione finanziaria e un costo sproporzionato per gli operatori, determinerà uno sviamento dei traffici. Discussa, inoltre, è la corresponsabilità del gestore del deposito per un obbligo inerente l’imposta e le sanzioni.

Sara Armella

Ottobre 2016

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