Controlli sui movimenti bancari con l’estero, cresce la rete d’informazioni del Fisco

Il 21 settembre 2015 è scaduto per gli intermediari finanziari il termine entro cui comunicare all’Anagrafe tributaria i dati relativi alle operazioni tra i loro clienti e l’estero, di ammontare pari o superiore a 15 mila euro, eseguite nel corso del 2014. Tale onere si colloca nell’ambito e nelle logiche dell’istituto del monitoraggio fiscale (d.l. 28 giugno 1990, n. 167) che, come è noto, è concepito per creare una vasta rete di informazioni ottenute da molteplici fonti, permettendo all’Agenzia delle entrate di recuperare a imposta numerosi gettiti. E invero, in seguito alla riforma (legge 6 agosto 2013, n. 97), l’art. 1, d.l. n. 167 del 1990, ha stabilito che, una volta eseguite operazioni finanziarie, sorge l’obbligo in capo all’intermediario di comunicare all’Amministrazione finanziaria i dati sul trasferimento di denaro, entro uno termine annuale (per il 2014 è stato fissato il 21 settembre 2015). In particolare, tale onere è configurato per tutti i movimenti di capitali da e verso l’estero, di valore pari o superiore a 15 mila euro, qualora siano eseguiti per conto o a favore di persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e associazioni equiparate. Di conseguenza, dopo il riconoscimento del valore indiziario degli elementi contenuti nella lista Falciani, i recenti accordi sullo scambio di informazioni con Liechtenstein, Principato di Monaco, San Marino e Svizzera, l’introduzione della voluntary, nonché, in ultimo, i controlli sui movimenti bancari con l’estero, è evidente che il nostro ordinamento mira a infittire la già stretta maglia di informazioni sui contribuenti in mano all’Agenzia delle entrate, al fine di contrastare sempre più efficacemente frodi fiscali ed evasioni.

Sara Armella

Massimiliano Ferrando

Ottobre 2015

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