Condanna alle spese di giudizio anche in caso di cessata materia del contendere

L’intervenuta cessazione della materia del contendere non esenta il giudice dal provvedere sulle spese di giudizio. A questa conclusione è giunta la Commissione tributaria regionale per la Sicilia (sentenza 21 novembre 2019, n. 6737), ritenendo erronea la dichiarazione di compensazione delle spese disposta dal giudice di primo grado.

Nel caso di specie il contribuente ha dovuto impugnare un’intimazione di pagamento per una cartella esattoriale, già annullata con sentenza passata in giudicato in un precedente giudizio nel quale l’agente per la riscossione era risultato soccombente.

Soltanto a seguito della costituzione in giudizio del contribuente in  primo grado, l’agente per la riscossione ha richiesto la cessata materia del contendere, rinunciando alla pretesa contenuta nella cartella di pagamento. Tuttavia, la proposizione di un ricorso e l’iscrizione a ruolo dello stesso hanno comportato costi per la parte ricorrente che si sarebbero potuti evitare tenendo conto del giudicato relativo alla prima impugnazione della cartella. Il principio di diritto enunciato dai giudici regionali consolida un costante orientamento giurisprudenziale, più volte richiamato anche in Corte di Cassazione in base all’ulteriore principio della soccombenza virtuale. Secondo quest’ultimo, qualora durante un contenzioso venga meno la materia del contendere ma sia evidente la potenziale soccombenza di una delle due parti in caso di prosecuzione del giudizio, tale parte deve essere comunque condannata a risarcire le spese sostenute.

Stefano Comisi

Gennaio 2020

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