Compensazione Iva: è legittimo il limite previsto dalla normativa nazionale

Con sentenza dello scorso marzo, la Corte di Giustizia ha chiarito che il diritto alla compensazione Iva è concesso nei limiti di quanto stabilito dalla norma interna (Corte di giustizia, 16 marzo 2017, 211/2016, Bimotor SpA).
La vicenda sottoposta all’attenzione dei giudici europei riguarda una società italiana che ha provveduto alla compensazione delle imposte facendo valere il proprio credito Iva per un importo pari a euro 775.055,72, ossia in misura superiore all’importo di euro 700.000, limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili per ciascun anno solare. Per tale ragione, l’Autorità finanziaria italiana ha proceduto al recupero dell’imposta sul reddito per la somma di euro 75.055,72.
Il rimando alla Corte verte sull’interpretazione dell’art. 183, primo comma, della direttiva Iva, 28 novembre 2006, n. 112 del Consiglio, e all’eventuale contrasto con la normativa nazionale che limita la compensazione ad un importo massimo determinato.
Al riguardo, la Corte di Giustizia ha stabilito che l’articolo 183, primo comma, della direttiva Iva non contrasta con il quadro legislativo dell’ordinamento italiano che limita la compensazione dei crediti Iva a un importo massimo determinato per ogni periodo d’imposta, nonostante la norma comunitaria non ponga limiti alla compensazione. Il legislatore nazionale, tuttavia, deve consentire al soggetto passivo il recupero di tutto il credito Iva entro un termine ragionevole.

Massimo Monosi

Maggio 2017

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