Brexit: cosa succede in caso di accordo

Secondo alcuni commentatori politici, la scelta del Primo ministro Boris Johnson di sospendere i lavori del Parlamento inglese fino al 14 ottobre rappresenterebbe uno strumento di pressione sulle istituzioni europee, finalizzato a scongiurare il No-deal. La Commissione europea, ancora nell’ultima comunicazione del 28 agosto scorso (COM(2018) 556 final/2) ha confermato la volontà di raggiungere un’intesa, per gestire in maniera ordinata questo complicato processo. L’utilità di un accordo consiste nel definire concordemente un’uscita graduale dalle istituzioni politiche, dall’ordinamento giuridico, nonché dal mercato unico e dall’unione doganale.

Raggiungere un Deal, però, non appare facile. Sono stati necessari ben due anni di negoziati per arrivare all’Accordo del 25 novembre 2018 tra Unione europea e Regno Unito, ma tale intesa, come sappiamo, è stata respinta ben tre volte dal Parlamento di Londra. L’Accordo sottoscritto da Theresa May prevedeva un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020, durante il quale il Regno Unito, benchè uscito dall’UE, avrebbe continuato ad applicare il diritto europeo e a far parte dell’unione doganale, al fine di assicurare alle imprese (e agli Stati) la possibilità di organizzarsi con la dovuta programmazione.

Oltre ai tempi ormai stretti per raggiungere un nuovo Accordo, che dovrebbe essere approvato dal Parlamento inglese entro il 31 ottobre prossimo, vi è da registrare anche una forte distanza delle rispettive posizioni sul confine irlandese (c.d. backstop), sui 39 miliardi dell’assegno di divorzio che Londra dovrebbe versare e sulle condizioni inerenti l’eventuale periodo transitorio. Uno dei nodi più difficili da sciogliere riguarda la cosiddetta clausola di backstop, ossia la previsione della creazione di un’area doganale comune che comprenderà l’Eire (Irlanda) e l’Irlanda del Nord, parte integrante del Regno Unito, nella quale continuerà a essere applicato il codice doganale dell’Unione. L’Accordo del 25 novembre prevede il superamento di questa area doganale comune, grazie a un’intesa tra EU e Uk, da raggiungersi entro il 1° luglio 2020, senza tuttavia ricostruire un confine fisico tra le due Irlande. Qui c’è uno dei nodi irrisolti della Brexit, perché se è vero che l’Eire rimane nell’Unione europea, mentre l’Irlanda del Nord ne esce, tuttavia, in base agli Accordi del Venerdì Santo, che hanno posto fine a 30 anni di violenze, non deve essere ricostituito un confine fisico in territorio irlandese. Esperimenti di territori doganali separati da confini non artificiali sono possibili solo in presenza di pochi varchi, con vie di accesso agevolmente monitorate (es. porti, ferrovie), mentre in Irlanda il confine è attraversato quotidianamente da 30 mila persone e vi sono ben 500 km di confine pianeggiante e 280 varchi di frontiera stradale.

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