Ancora un intervento della Corte di Cassazione sulla residenza in paradisi fiscali

Prosegue la “stretta” della Corte di Cassazione sui temi della residenza fiscale delle persone fisiche. Con la sentenza del 1° ottobre 2018, n. 23690, la Corte è intervenuta sul tema della prova, precisando che nel caso di trasferimento in territorio a fiscalità privilegiata il contribuente deve fornire prove “esaustive” per superare la presunzione di mantenimento in Italia della residenza fiscale.

Com’è noto, l’art. 2, comma 2 bis del Tuir prevede che, salvo prova contraria, si considerano residenti nel nostro Paese i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente, quando si sono trasferiti in Stati o territori a fiscalità privilegiata.

Nel caso esaminato, il contribuente ha trasferito la residenza nel Principato di Monaco, ma la presenza di fattori come il possesso di immobili in Italia, la rappresentanza di una società domiciliata in Italia, la qualifica di socio in una società di capitali italiana e la vicinanza tra i due Paesi, ha portato la Corte a ritenere non superata la presunzione di residenza fiscale in Italia.

Se il contribuente vuole superare tale presunzione e non essere assoggettato a tassazione in Italia deve, pertanto, fornire prove esaustive circa l’effettivo trasferimento nel Paese a fiscalità privilegiata.

Sara Armella

Ottobre 2018

 

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