E’ illegittimo l’avviso di accertamento “anticipato” in assenza di particolare urgenza

La Corte di Cassazione, con ordinanza 7 maggio 2014, n. 14287, ha ribadito che l’avviso di accertamento emesso prima del decorso dei 60 giorni dal rilascio del processo verbale di constatazione è illegittimo e ha chiarito cosa debba intendersi per “particolari ragioni d’urgenza”, individuate in un grave stato di insolvenza del contribuente o in uno stato di patente e grave violazione continuata degli obblighi fiscali, che spetta all’Amministrazione finanziaria provare. Poiché il termine previsto dall’art. 12, comma settimo, l. 27 luglio 2000, n. 212 è posto a garanzia del corretto dispiegarsi del contradditorio procedimentale, la Suprema Corte ha stabilito che i casi di “particolare urgenza” devono essere individuati in modo rigoroso e debitamente provati dall’Agenzia delle entrate. La pendenza di un procedimento penale a carico del contribuente o la notifica di un ulteriore atto impositivo non costituiscono elementi di per sé sufficienti a giustificare l’emissione anticipata dell’avviso di accertamento, poiché deve sussistere un evidente pericolo di perdita del credito fiscale, dovuta a un quadro di gravi risultanze processuali quali, ad esempio, l’omessa dichiarazione dei redditi, il contrabbando aggravato o il trasferimento fraudolento di valori, perpetrati per diversi anni. In assenza di tali gravissime violazioni, l’atto emesso anticipatamente è illegittimo.

Sara Armella

Lucia Mannarino

Luglio 2014

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